Papa Francesco

"Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive. La vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei. Per favore, non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno." Papa Francesco

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giovedì 15 marzo 2018

Intonare un canto più bello! (commento al Vangelo secondo Giovanni 5,31-47)

Dal Vangelo secondo Giovanni 5, 31-47Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio.

Si racconta che le sirene, affascinanti e demoniache, abitatrici di un’isola a occidente delle grandi acque, con la mala del loro canto seducevano irresistibilmente i naviganti che dovevano passare per quello stretto di mare e li facevano perire contro gli scogli. Nel suo viaggio di ritorno, Ulisse
tappò con cera gli orecchi dei suoi compagni, perché non le udissero e ne fossero sedotti. Quanto a sé, si fece saldamente legare all’albero maestro, per sentirne la voce senza subirne le conseguenze disastrose.

Orfeo, invece, intonò un canto più melodioso che incantò le sirene, lasciandole mute e di sasso.

Nel grande desiderio di interiorità e altrettanto grande difficoltà di scegliere e restare fedeli alla propria scelta, il rischio del “selfismo” non resta confinato all’uso dell’obiettivo del cellulare! Tra molto fumo ci sono anche idee buone, mutuate dal fondo religioso comune e, spesso, dal cristianesimo. Sono però tutti conati di autosalvezza, che chiudono l’uomo nel proprio guscio. Dio è un non ben determinato “invertebrato gassoso”; Cristo è ridotto a un guru di verità (im)possibili menzogne per fare sogni buoni contro una realtà cattiva. È vero che l’uomo è buono, anzi molto buono, immagine di Dio, fatto per capire e amare la verità! Ma può sbagliare.

Solo lentamente la verità dell’amore toglie dalla menzogna, e l’amore della verità solleva dalla schiavitù. L’uomo agisce mosso non dalla ragione ma dall’amore. È spinto alla decisione dal desiderio profondo di una promessa di felicità che lo alletta. Ciò che più sente dentro e lo attira, lo sappia o no, lo determina. È quello che Agostino chiama il piacere vincente, “il canto più seducente”, che sbilancia ogni valutazione e porta l’uomo all’azione.


Distinguere tra il vocio che è dentro di noi, individuare e liberare “il canto più bello”, è l’arte delle arti: è il discernimento. Studiare nel libro della carità, per apprendere come essere dono di vita per chi è prossimo, ci permette di intonare il canto più melodioso di quello delle sirene.

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