Papa Francesco

"Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive. La vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei. Per favore, non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno." Papa Francesco

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domenica 5 aprile 2020

5 aprile 2020 PLAYERS (commento a Mt 26,14-27,66)

io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro (Is 50, 5)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5)

Dal Vangelo secondo Matteo
Cap.26 …
v.25 Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
v.50 E Gesù gli (=a Giuda) disse: «Amico, per questo sei qui!».
v.64 «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo».
Cap.27…
v.11 Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici».
Cap.27…
v. 4 (Giuda disse): «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!».
v.24 Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».

Player: giocatore, attore, suonatore. Difficile tradurre in italiano una parola che non è tanto il nostro “fare le cose per gioco”. Assomiglia piuttosto a “mettersi in gioco, essere il protagonista, eseguire la partitura di musica”.

Domenica delle Palme, ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme – prima parte – dall’ultima cena alla morte e deposizione – seconda parte. La palma come augurio di pace che spesso riportiamo a casa dalla liturgia odierna (quest’anno non sarà facile soluzione) è anche la palma del martirio, quella cioè che viene attribuita ai martiri. Il senso deriva dal Salmo (91,13) “Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano”. Questa pianta nel momento in cui produce la sua infiorescenza e poi i frutti, sembra morire. Da qui il passaggio a significare le traversie e sofferenze del giusto che poi viene riabilitato o salvato. La Palma come albero della vita. Facilmente riandiamo con la nostra mente alla simbologia utilizzata da Gesù stesso del chicco di grano che muore nella terra e poi produce il grano. Se avete qualche seme in casa, fate benedire quello perché avrà per voi una pregnanza particolare (da bimbi si faceva a scuola con il seme di fagiolo nel cotone bagnato!).

L’altro elemento comune ai due momenti, oggi, è quello della messianicità di Gesù, o come vorrei declinarlo con voi che leggete, il suo proporsi ed identificarsi come PLAYER, cioè un soggetto che si fa responsabile di chi è e di cosa sta dicendo e facendo, e da questo ne trae conseguenze, anche a costo di pagarle di persona. Ricordo negli anni di Università, quando ad una riunione che raccoglieva rappresentanti di tanto mondo giovanile cattolico (la Fuci, prevalentemente di Rimini, gli studenti del Centro Donati e quelli del Poggeschi, gli scouts universitari, e altri impegnati nel volontariato attraverso Caritas e parrocchie), si arrivò a parlare del nostro futuro e di come ci stavamo collocando nel dopo occupazione dell’università (era il 1991/1992) e durante un dibattito qualcuno disse: “del resto chi ha voluto cambiare la storia, ha sempre pagato di persona”.

Nei versetti che ho sottolineato, tratti dalla liturgia di oggi, ci sono due tipi di verbi: quelli pronunciati da Gesù e quelli pronunciati da quanti partecipano a questo dramma/giudizio.
“Pensaci tu/voi”: veditela tu/voi! Le parole dei capi religiosi e di Pilato – ma anche dal gesto di Giuda risuona, similmente a quello degli altri, un “e adesso veditela tu!”- sono circondate da una nebbiosa inquietudine, una nuvolaglia grigia presagio di tempesta: la condanna a morte di se stesso emessa da Giuda; il campo che il consiglio degli anziani compra per farne una necropoli per stranieri; il sogno, infine, della moglie di Pilato, che la turba a tal punto da spingerla a disturbarlo durante la sua funzione pubblica. La morte prevale nei loro discorsi all’insegna del menefreghismo e indifferenza: tutti rimandano ad altri la responsabilità, ed è colpa della vittima prescelta se la condanniamo a morte (in fondo spesso ci convinciamo e ci convincono che si deve fare così e che quindi non c’è responsabilità nell’uccidere il più debole, poi le giustificazioni le troviamo!). Tutti sfuggono, però alla fine il morto ci scappa!
La parola che invece Gesù ripete è quel “tu lo dici”. Ad un primo ascolto sembra che con queste risposte Gesù si mantenga sulla difensiva, quasi anche lui voglia essere spettatore passivo delle cose. Poi invece trovi i segnali che queste sue parole sono tutte per la vita. La prima volte le rivolge a Giuda: e ci sembra una denuncia inascoltata. “Si! Sei tu il traditore!”. Ma poi nel giardino lo chiamerà “amico, compagno!” e non è ironia questa! Giuda è l’unico nei Vangeli a ricevere questo appellativo da Gesù. Se n’è ricordato don Mazzolari quando pronuncio l’omelia “nostro fratello Giuda.”. E non lo resterà nonostante la croce? La seconda e la terza volta la parola di Gesù è positiva e conferma la propria natura di messia, il figlio dell’uomo, persona celeste profetizzata da Daniele. Alle orecchie di Pilato questo si traduce in una regalità che per il funzionario statale resterà un mistero da rigettare. Messia, colui che il Signore ha inviato per la vita di ogni uomo.
Gesù ne viene fuori dunque come protagonista dell’azione, non certo come uno che subisce gli eventi.
Siamo di fronte ad un accadimento nella storia che coinvolge tutta l’umanità e contemporaneamente: un virus che supera i confini e che anzi ci confina a distanza gli uni dagli altri, pena il rischio di un invisibile contagio. Nessuna guerra recente vanta una simile portata, perché quelle cercano sempre di tenere pallottole e bombardamenti separati dal proprio territorio, da se e dai militari, e quando si colpisce e si uccide -armi ufficiali o armi terroristiche- il male, dalla seconda guerra mondiale in poi, ricade come morte per la maggior parte sopra i civili! Ma questa volta ne siamo tutti parte e se la pasqua significa passaggio, c’è una testimonianza data da Gesù fino alla morte che è quella di passare dal “vedetevela voi!” al “tu lo dici!”.

Inizio della settimana santa, passaggio dal guardare gli altri al dire chi sono: o ci si salva tutti o non si salva nessuno. Brothers and sisters, let’s play!

Donde

NB: magari leggete ascoltando il brano , un po straniante, di Nyman THE MASQUE che racconta delle nozze della figlia di Prospero, da la Tempesta di Shakespeare.

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