Papa Francesco

"Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive. La vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei. Per favore, non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno." Papa Francesco

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lunedì 30 marzo 2020

30 marzo 2020 IMPARANTE (commento a Gv 8,1-11)

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».
Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».


Parroco fino a qualche anno fa a San Vitale di Reno, ad ogni ottobre, poco dopo l’inizio dell’anno scolastico, venivo invitato dagli ex-alunni della classe 1945-1949 al loro ritrovo come compagni delle scuole Elementari. Finché un giorno riuscirono a rintracciare il loro maestro, allora ancora in vita, Franco Panzani. E anche lui iniziò a partecipare, per il tempo che gli rimase ancora, insieme alla moglie, maestra anche lei e conosciuta proprio negli anni del dopoguerra in quella scuola sperduta nella campagna bolognese. L’affetto ed il rispetto che queste alunne ed alunni di un tempo avevano per il maestro mi permetteva di guardarlo con i loro stessi occhi. Sembrava quasi gli dovessero la vita.
Immagino così Gesù, che rifiuta il ruolo di giudice. Si era seduto per insegnare, ed interrogato sul caso di una donna sorpresa in flagrante adulterio (ma dov’è l’uomo che era con lei? Ed il marito? Solo la donna è chiamata in causa a sopportare il peso del giudizio?), continua a stare seduto e come un maestro continua a scrivere sulla lavagna più facilmente accessibile: la terra intorno a lui, sulla quale si deve chinare. Forse un gesto significativo, quasi umile indicazione agli astanti a scendere coi piedi per terra! Non gli stavano semplicemente chiedendo un parere legislativo, ma avrebbero legato alle sue parole la condanna di una persona! E noi sappiamo che Gesù ha sempre affermato la vita a nostro favore, per tutti noi, che egli ama, finanche disposto a donare vita, a scapito della sua. Così scrive a terra, il dito piegato giù come strumento per scrivere e non in aria come strumento per condannare. Io sono un maestro non un giudice, voi siete fratelli non degli aguzzini, la legge fa di noi un popolo non dei delatori!
Proprio ieri parlavo con un caro amico di questo: quante preghiere in questi giorni. Alcune assomigliano a quelle di Ester o di Gesù nel Getsemani, altre sono ancora prigioniere del Dio giudice. Alcune, come quella del papa di qualche giorno fa (rileggetela!), ci aiutano a crescere anche dentro questa sofferenza, a non puntare facilmente il dito altrove o contro noi stessi, ma a scoprire più e meglio la nostra comune origine in un Signore della vita che non è distante da questa sofferenza. Altre rivelano il retroterra culturale nel quale siamo cresciuti, dove ancora si cerca un adeguamento ad un Dio che di onnipotente ha spesso più l’arbitrio che l’amore. La scaramanzia che se faccio tutti i gesti giusti e dico tutte le parole giuste forse m’ascolta e mi va fatta bene. L’una è preghiera con il Signore e con gli altri, l’altra assomiglia piuttosto ad una preghiera per se stessi, mascherati di Dio e degli altri.
E nello scambio di parole tra la donna e Gesù, il maestro rivela infine il volto di Dio, giusto (“d’ora in poi non peccare più”) ma prima ancora misericordioso (“neanch’io ti condanno; va!”).

Cercatori di Dio, siate imparanti!

Donde

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