Papa Francesco

"Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive. La vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei. Per favore, non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno." Papa Francesco

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lunedì 16 luglio 2018

Che suono fa un popolo che vive? Viaggio in Brasile. 15 luglio 2018

Domenica. La notte è trascorsa.
Il centro di spiritualità dove siamo ospitati deve ricorrere ad espedienti per sostenersi e quindi affitta locali anche per altro uso. Stanotte c è una festa del compleanno di un 15enne, per la cui celebrazione qui l'uso è di dargli le monumentali dimensioni di una festa di nozze. La musica scorre a fiumi fino alle 5 del mattino.



Ma questo non intacchera' la nostra giornata, anzi sarà proprio la musica a segnarla: la messa delle 7.30; per le strade i giovanissimi che girano mascherati accompagnati dalla musica nelle case (qui non ci si preoccupa dei volumi alti e nessuno protesta); il locale della pro loco di un villaggio presso la spiaggia, con tutto il suo rock'n'roll splish splash, classici degli anni sessanta tra cui in portoghese la canzone di Morandi C'ERA UN RAGAZZO CHE COME ME.
Poi le canzoni in auto per il lungo viaggio di 5 ore e più fino a Jequie. Infine i canti di accoglienza delle suore e degli amici che ci hanno radunato per il nostro arrivo, tra cui 3 giovani usciti dal giro della droga attraverso il sostegno di una comunità.
Sono Leonardo, Claudio e Elvis che con il canto sanno esprimere una speranza  non confinata in un idea.

Il Brasile poi è altrettanto sconfinato. Perciò la musica carioca non è solo quella della Samba o della Bossanova, e nemmeno quella dei cantautori come
Maria Bethania. C è la musica AXE' molto allegra e popolare, ad esempio quella di Daniela Mercury, Ivete Sangallo, Carlinhos Brown.
C è poi il Sertanejo, tipico country del mineiro. Il Pagode è un genere che spinge alla danza provocante e volutamente ambigua.
Andando per strada tu puoi sentire per un tratto del bairro un muro di suono appartenente ad uno di questi generi musicali, qualche passo dopo viene via via contrastato da un altro genere sonoro, magari proveniente da un auto parcheggiata con le casse dietro ed il bagagliaio aperto che prende il sopravvento prima che le nostre orecchie siano irretite da altre casse altre musiche. Del resto è lo stesso sistema dei predicatori delle sette, che finiscono per affrontarsi a suon di volume nelle strade che condividono. Ci scappa a volte anche la rissa.

La messa mattutina non ha posti vuoti, con il suo giovane parroco che  sorridente e capace di lasciar giocare un bimbo sul presbiterio, non cessa di utilizzare stili celebrativi un tantino preconciliari. Io poi con il mio portoghese letto alla barese sembro il Lino Banfi del sud america! Si termina tra avvisi e scambi di abbracci (il Brasile sembra essere IL paese della cultura degli abbracci) sempre accompagnati da un canto. Canti densi, mai esagerati ma coinvolgenti. Forse più che spingerti a muoverti ti spingono fin dentro la comunità, una forza centripeta direi, di coesione massiva e fortificante. È una facilitazione che il canto offre, senza obbligare.

Gli incontri con persone che casualmente incrociamo (ma il caso non esiste!) si susseguono: i bimbi mascherati con immagini da grand guignol giocano a fare paura, corrono e poi si fermano. Alcuni ci guardano attendendo un qualche dono, e dal silenzio misto alla musica esterna nasce una vera inquietudine. La maschera, un telo nero o rosso leggero che li copre completamente, le improvvise corse ed il formarsi di gruppi. Chiediamo se non sia carnevale: sr Damiana che ci accompagna insieme a sr Assunta, dice che è tipico di tutto il mese di agosto. Non è carnevale. Oggi pomeriggio ci saranno poi gli adulti, travestiti con foglie seccate di palma e viso cosparso di olio nero, a ricordare i nigros fugidivos (spero si scriva così) che scappavano dal schiavitù nei campi e formavano nell'interno comunità di resistenza con alterni risultati.

Siamo nel Bairro a qualche km dalla parrocchia e la situazione del quartiere non è bellissima a vedersi, ma non sempre il braccio di ferro con lo stato per ottenere migliorie o riconoscimenti, è efficace. Anzi, a volte sono gli stessi abitanti che per evitare di essere riconosciuti o perdere qualche sussidio per la povertà, finiscono per non firmare richieste collettive a beneficio di tutti. Il cammino della coscienza civica e comunitaria è sempre lento, a volte rilievo come il labirinto della Trinidade, e mai concluso, perché fermarsi per un risultato raggiunto è arretrare. Qui nel bairro ci sono 3 consiglieri comunali, di un partito di destra, fanno poco. Uno lo avevamo devotamente incontrato a messa.

Nel bairro entriamo in alcune case. Come spesso capita il dentro è meglio del fuori, anche se si arriva max ad un 3 stelle tendente al 2. Meglio comunque non apparire esternamente troppo ricchi per non invitare passeggeri del Bairro con cattive intenzioni!
In una casa ci accoglie Geraudina da Silva 90 anni, sorridente e piena di attese. In un altra donna Geomar, 92 anni. I parenti dicevano che lei era pazza e quindi è fuggita qui. Ha dei figli malati e ogni tanto quando ci pensa trema tutta, ci dice. Gli piace vedere gente, e come tanti del popolo è lei a benedirci per prima.
Una donnona sorridente come il sole ed il giorno sta nel patio di casa appoggiata alla balaustra sulla strada. Sembra una mano tesa da stringere tanto è bello il suo sorriso. Scambiamo due parole, scopre che ci sono due padri, ci ferma un po, ci vuole raccontare del suo nome. Si chiama Maria Sanpietro Concezione. Per tanti anni chiede a sua madre perché gli avesse dato un nome cosi brutto, finché ha incontrato un padre che le ha spiegato che sono tre nomi uno più bello dell'altro. Ride soddisfatta e ci riempie di una buona misura pigiata di grano bastevole per tutto il giorno.

Ci spostiamo ancora più nell'interno in un villaggio a ridosso della spiaggia (si! Quello con la musica vintage rock che dava l'idea di essere in un film di borgata di Pasolini col jukebox che va e un mondo che si lascia trarre al discutibile benessere della città). Anche qui breve visita al chiesolino e due parole sulla vita della comunità parrocchiale. Pochi ma efficaci, si direbbe! Anche se i cattolici negli ultimi decenni sono diminuiti tanto, a favore delle sette.

Qui si viene più per il riposo e i bagni, non come il bairro di pescatori di ieri ad Acupe. La spiaggia si estende come un enorme mano di donna in un impasto di farina che è il mare. C è la bassa marea. Ieri avevamo dovuto aspettare il rialzarsi delle acque per poter uscire dal porticciolo. Ieri la pesca, in un mare che appena qualche anno fa era stato inquinato da un pozzo petrolifero che aveva perso oli a danno di tutta la baia.

Rientriamo per il pranzo con le suore: una festa che le foto di saluto sembrano voler trattenere. Ma partiamo! Un lungo viaggio di cui vi ho già raccontato il finale arrivo a Jequie, e che sulla strada ci ha riempito gli occhi di nuovi e inaspettati paesaggi, le orecchie delle nostre chiacchierate e ironie, e delle canzoni che ogni tanto ci arrivavano fino sulle labbra a memento che è stato bene nessuno di noi andasse a Sanremo. Ma almeno il viaggio è andato in buona amicizia.

È tempo di riposo.


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