Papa Francesco

"Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive. La vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei. Per favore, non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì, dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno." Papa Francesco

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sabato 28 marzo 2020

28 marzo 2020 OPINIONI (commento a Gv 7,40-53)

dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.


L’evangelista Giovanni riesce in pochi versetti a farci comprendere il livello di confusione che si era generato attorno a Gesù, ben oltre la domanda che egli rivolse ai suoi discepoli: “la gente chi dice che io sia?”. Si cerca un appiglio oggettivo alle opinioni su Gesù, “dalla Galilea non sorge profeta!”, ma con esito altrettanto opinabile -il profeta Elia era nato nella città di Tishba, della regione di Gaalad, ben più a nord-est di Nazareth, nella Galilea delle genti!-. Si cerca un territorio geograficamente “puro” per determinare la “purezza” di un essere umano? Ironia: non si rendono conto che di fatto stanno qualificando Gesù quando citano Betlemme come luogo di nascita del messia!
L’impressione che si ha di tutta questa discussione è quella di un gioco di specchi, primo esempio di realtà virtuale nella storia dell’uomo. Riflesso dopo riflesso, in un labirinto di specchi alla fine ti chiedi: sto vedendo ciò che è reale oppure una sua immagine? Miti della caverna o meno, tutto questo ha un effetto chiaro, cioè quello di immobilizzarci, e riportarci tutti a casa, ciascuno nel suo guscio di autoreferenzialità. Ne leggo tanti di autoconvincimenti in questi giorni sulla rete, e alla fine si sceglie qualcosa senza davvero scegliere. Si sceglie qualcosa che ci conferma, che ci autorizza a non cambiare davvero. Forse ultima viene la paura -frutto non certo divino biblicamente parlando- e con essa l’opinione di chi ci mette addosso quella paura! Insomma: non è facile discernere, neanche se avessimo di fronte a noi Gesù in persona.
Avere dei valori di giudizio, criteri di discernimento, motivi per vivere, capiamo che non è ricchezza superflua. C’è un sentimento importante di fronte a Gesù, indirettamente riconosciuto anche dai suoi detrattori: “mai un uomo ha parlato così!”. Lo stupore di fronte alla parola di quest’uomo. È quello che mi piacerebbe suggerire oggi se potessi chiedere a voi da quanti giorni vi stupite senza accorgervene. Non parlo dello stupore di fronte ai numeri, ma di quello sottolineato appena ieri da papa Francesco:
“È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.”
Sarà la nostra particolarissima, personalissima speranza a stupire il mondo, la speranza della Galilea delle genti!

Non so che hashtag si dovrebbe lanciare ora…ma ne abbiamo proprio bisogno? Non basta accorgerci che siamo umani intorno a noi?

Donde

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